domenica 12 novembre 2017

Secondo libro


LA MORTE A VENEZIA
(Der Tod in Venedig, 1912, Germania)
 
di Thomas Mann (1875-1955)

Romanzo breve, o lungo racconto, del Premio Nobel 1929.
In italiano numerose le traduzioni e le copertine.
Questa copertina, Edizioni del Quadrante, Milano 1930, è stata realizzata da Marcello Dudovich.

Luchino Visconti ne fece un film nel 1971 (Morte a Venezia).

In sintesi: Innamoramento di un maturo signore per un adolescente, in una Venezia del 1911, vicinissima a un'epidemia di colera.

Da "La morte a Venezia", traduzione di Anita Rho,  Giulio Einaudi Editore:
«Cosí lo sconvolto innamorato non aveva piú altro pensiero che inseguire senza requie l'oggetto della sua passione, sognare di lui quando era assente, e, come sogliono gli amanti, rivolgere parole di tenerezza persino alla sua ombra».  

TRE VERSIONI A CONFRONTO, dal blog illettoreimpenitente.blogspot.it
ovvero la traduzione di Alessandra Scalero, Editore Bietti, 1946;  la versione di Anita Rho, Einaudi, 1971 e la traduzione di Paola Capriolo, l'Unità-Einaudi, 1991.



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4 commenti:

  1. Non sono riuscita a leggere il romanzo. Rimando l'esperienza a un altro momento. Voi cosa ne pensate?

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  2. Mah, mi ha lasciato un po`per plesso questo libro. C'è un personaggio che si pu1ò permettere tanto dopo una bella carriera, come Thomas Mann. Mi chiedo se oggi un libro simile avrebbe trovato un editore. Si tratta, oggi, di pedofilia, il ragazzo in questione è un minorenne. Con il clima bigotto di oggi, un libro senza troppo autocritica, non sarebbe riconosciuto come letteratura ...

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  3. Io sono sempre nella posizione di non averlo letto e ancora non so che dirne. Il film non lo ricordo. Mi sembra però (cogliendo le mie stesse impressioni raccolte fuori dal testo) che tutto resti a livello onirico, come quando un uomo etero sogna e segue una vergine fanciulla ma soltanto, in ultima analisi, perché gli sembra simbolo di purezza. Ritornerò quando l'avrò letto.

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  4. Hai ragione rimane sul livello onirico, ma non so fino a che punto questo cambia la sostanza. Secondo il mio punto di vista un po'(più) di autocritica ci starebbe, ma questo sempre con segno del poi.

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